Perché è importante monitorare gli assorbimenti elettrici di una azienda

Tra le voci di spesa che più impattano sui bilanci delle aziende, quelle che riguardano le utenze e, in particolar modo, il consumo di energia elettrica sono le più rilevanti. Ecco perché le imprese pongono sempre maggiore attenzione ai modi per efficientare il funzionamento degli impianti in un’ottica di risparmio energetico e, di conseguenza, economico.

Quando parliamo di efficienza energetica, quindi, la questione degli assorbimenti elettrici va conosciuta e tenuta costantemente monitorata, per poter stimare prima e tenere sotto controllo in seguito, il consumo dell’azienda.

QUANDO SI PARLA DI ASSORBIMENTO ELETTRICO

Quando parliamo di assorbimento energetico non facciamo riferimento al consumo generale di un impianto o di un sito produttivo, bensì all’energia che quel sistema o dispositivo assorbe in uno specifico momento del suo processo di funzionamento.

Ecco perché, anche a causa dell’aumento del costo dell’energia elettrica, le aziende devono diminuire ed ottimizzare il consumo cercando di analizzarlo regolarmente e verificando l’assorbimento del carico. Per fare questo, anche per quelle aziende che non incorrono nell’obbligo di un audit energetico regolare, è sempre consigliabile effettuare una diagnosi energetica che metta definisca con precisione come e dove avvengono i consumi, al fine di valutare la fattibilità di un progetto di efficientamento.

COME SI CALCOLA L’ASSORBIMENTO ELETTRICO?

Poiché l’assorbimento elettrico non riguarda il consumo generale dell’impianto ma la potenza elettrica assorbita in un preciso momento del funzionamento, per calcolare il consumo totale bisogna partire dalla definizione di potenza elettrica espressa in kW. Si tratta, cioè, della quantità di energia assorbita nell’unità di tempo che differisce dalla quantità di energia assorbita durante il funzionamento per un tempo t, espressa in kWh. Questa premessa ci permette di calcolare, in un preciso intervallo di tempo, i kWh, data la potenza, attraverso la stima del numero di ore di funzionamento di un sistema e la successiva moltiplicazione per la potenza. Se vogliamo misurare la potenza elettrica assorbita, dobbiamo dividere l’energia per le ore in cui il sistema rimane in funzione nell’intervallo di tempo.

Bisogna però tenere in considerazione alcune variabili, come ad esempio la discontinuità del consumo di energia e della potenza assorbita, che, non essendo quasi mai costanti durante tutto il ciclo di funzionamento, non permettono di effettuare un calcolo sistematico e regolare.

A COSA PRESTARE ATTENZIONE

I sistemi di produzione, di riscaldamento o di refrigerazione delle imprese hanno dei consumi energetici che rappresentano una percentuale molto significativa degli assorbimenti totali del paese. Ecco perché è molto importante monitorare con attenzione i consumi energetici dell’azienda al fine di ottenere una sensibile riduzione dei costi.

Molto spesso, elevati consumi derivano da poco puntuali monitoraggi o dalla mancata riqualificazione o sostituzione di impianti e macchinari obsoleti. Per questa ragione diventa necessario procedere ad una diagnosi energetica delle strutture e dei sistemi produttivi per individuare i processi più energivori e definire un piano strutturato di efficientamento generale dell’azienda.

Un’altra azione fondamentale per la tenuta sotto controllo dei consumi è la gestione degli impianti durante le ore di inattività o nei weekend: la modalità in stand-by, che comporta uno stock fisso di assorbimento, infatti, influisce sui carichi di potenza attiva impegnata.

Quando la Diagnosi Energetica è obbligatoria?

Conoscere i consumi di un immobile o di un complesso industriale permette di intervenire con misure di efficientamento per correggere eventuali dispersioni o per contenere gli sprechi e migliorare le performance.

Per fare questo si può ricorrere alla Diagnosi Energetica, una valutazione approfondita che comprende tutte le verifiche ed indagini effettuate su un edificio o un impianto per accertare dove venga impiegata l’energia e con quali modalità. Nello specifico la diagnosi indaga:

  1. Come e dove l’energia entra nell’impianto, stabilimento, sistema o parte di attrezzatura;
  2. Dove essa venga distribuita ed usata;
  3. Come venga convertita tra i punti di ingresso ed i suoi utilizzi;
  4. Come essa possa essere utilizzata in modo più efficace ed in modo più efficiente.

In base al D.Lgs 102/2014, la diagnosi energetica è obbligatoria, a partire dal 2015 e poi ogni quattro anni, per le imprese classificate come grandi secondo parametri occupazionali ed economici e per le aziende considerate energivore, che presentano cioè un elevato consumo energetico.

QUANDO SI PARLA DI DIAGNOSI ENERGETICA OBBLIGATORIA

Si parla di Diagnosi energetica obbligatoria quando le aziende devono per legge sottoporsi ad audit energetici regolari che monitorino il consumo di energia e le sue modalità. La norma di riferimento UNI CEI EN ISO 16247:2012 definisce criteri e metodologie che, per essere rispettati, necessitano che la diagnosi venga effettuata da soggetti accreditati e certificati.

Il Decreto Legislativo n° 102 del 4 luglio 2014 che riguarda la Diagnosi energetica obbligatoria è stato emanato per recepire la direttiva europea in materia di efficientamento energetico 2012/27/UE “Misure per la promozione e il miglioramento dell’efficienza energetica che concorrono al conseguimento dell’obiettivo nazionale di risparmio energetico”.

L’obbligatorietà sancita nel decreto riguarda le imprese considerate grandi, quelle cioè che hanno più di 250 dipendenti e un fatturato oltre i 50 milioni di euro o un bilancio annuo di oltre 43 milioni, e quelle definite energivore, rientranti cioè negli elenchi della Cassa Servizi Energetici e Ambientali per il biennio 2020/2021 delle aziende ad alto consumo energetico che secondo l’art. 2 del D.M. 5/4/2013, “consumano almeno 2.4 GWh di energia (elettrica o di diversa fonte) e il cui rapporto tra costo effettivo dell’energia utilizzata e valore del fatturato non risulti inferiore al 3%”.

Redigere un audit energetico è un obbligo di legge per le aziende che presentano le caratteristiche definite dalla normativa ma rappresenta anche una grande opportunità di efficientamento energetico che oltre a ridurre sensibilmente i costi e migliorare le performance dei sistemi produttivi, concorre a contribuire al contenimento dell’inquinamento e delle emissioni in atmosfera.

CHI SONO I SOGGETTI AMMESSI

Le diagnosi energetiche devono essere effettuate da soggetti certificati e autorizzati. Nel caso di diagnosi ad imprese è possibile rivolgersi ad ESCo (Energy Service Company) certificate secondo UNI CEI 11352, Auditor energetici e EGE certificati in conformità alla UNI CEI 11339. Diverso è il caso degli edifici pubblici o di diagnosi energetiche obbligatorie per la Pubblica Amministrazione in generale: in questo caso serve un professionista iscritto ad un Albo professionale ad eccezione delle diagnosi obbligatorie per decreto CAM che necessitano di un soggetto certificato ESCo o EGE (esperto in gestione dell’energia).

A COSA PRESTARE ATTENZIONE

Per effettuare una diagnosi energetica si devono innanzitutto sia lo storico che tutte le informazioni disponibili relative ai consumi.

In seguito viene effettuato un audit energetico che prevede una simulazione computerizzata in grado di calcolare e restituire la portata dei consumi e il fabbisogno del sistema. Dopo questa fase si procede ad una diagnosi vera e propria con l’applicazione delle diverse variabili.

 La fase finale prevede lo studio di fattibilità tecnico- economico con la definizione degli interventi, i tempi, i costi e le possibili agevolazioni fiscali da applicare.

Energy Saving per aziende: il piano per risparmiare sull’energia

All’interno delle azioni messe in campo per arginare i cambiamenti climatici, il ruolo dell’industria e del suo conseguente impatto economico-ambientale sono fondamentali nel definire un piano di crescita e sviluppo, che tenga conto della sostenibilità, del contenimento dei consumi e della riduzione delle emissioni di CO2 nell’ambiente. Allo stesso tempo, anche l’aumento dei costi delle fonti produttrici di energia ha messo, soprattutto nell’ultimo anno, al centro delle politiche di produzione industriale la questione dell’efficientamento.

Ecco perché un piano di risparmio energetico, meglio conosciuto come Energy Saving, può permettere alle aziende di contenere i consumi di energia producendo una ricaduta positiva sia in termini di costi economici che ambientali, andando nella direzione auspicata della decarbonizzazione dell’economia e degli obiettivi di diminuzione dei consumi stabilita dal PNIEC 2030 (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030).

QUANDO SI PARLA DI ENERGY SAVING

Con Energy Saving, o piano di efficientamento energetico, si intende quel sistema integrato che coinvolge analisi, progetti e interventi che un’azienda può attuare per ottenere il più alto livello di efficienza energetica. Il piano di risparmio energetico deve tenere conto del mantenimento degli standard di redditività dell’impresa, in modo che le azioni di contenimento dei consumi non rischino di penalizzare la competitività produttiva dell’azienda.

IN COSA CONSISTE L’ENERGY SAVING

Un piano di Energy Saving deve partire da un’analisi dettagliata e puntuale del fabbisogno energetico dell’azienda, attraverso una mappatura dei consumi che si vogliono efficientare. A seguire è necessario procedere con un progetto generalizzato che coinvolga il controllo e, se necessario, l’ammodernamento degli impianti preesistenti, oltre al passaggio, per la produzione energetica, da combustibili fossili alle energie da fonti rinnovabili.

Uno degli interventi più valido per massimizzare la rendita dell’impiantistica industriale è l’adozione di sistemi più efficaci, che permettano di recuperare l’energia che si produce. Tra questi i più diffusi sono quelli cogenerativi, nei quali l’energia elettrica e quella termica vengono generate contemporaneamente, e quelli trigenerativi, che utilizzano l’energia termica prodotta con la cogenerazione per alimentare un frigorifero ad assorbimento che produce acqua fredda da utilizzare negli impianti di condizionamento.

PERCHÉ LE AZIENDE DOVREBBERO VALUTARLO

Con l’aumento del costo delle fonti energetiche da un lato e la definizione degli obiettivi di decarbonizzazione dell’economia dall’altro, per le aziende che vogliono essere competitive sul mercato nazionale e sui mercati internazionali si rende necessario attuare un piano di Energy Saving. Ma gli interventi di efficientamento non hanno una ricaduta diretta soltanto nei termini economici legati alla significativa riduzione dei costi in bolletta: le pratiche di saving energetico permettono di ottenere una diminuzione dei rischi legati alle continuità forniture di energia e soprattutto un efficace taglio dei costi di manutenzione e di gestione degli impianti, con una massimizzazione delle performance e il conseguente abbattimento delle emissioni in atmosfera. 

Tutti questi vantaggi si ripercuotono significativamente anche sull’immagine aziendale, sulla credibilità internazionale ma soprattutto sull’aumento della qualità produttiva: dall’analisi effettuata per il progetto InduCo del 2018 è emerso che le aziende che hanno attuato piani di energy saving hanno aumentato del 56% il loro indice di competitività.  Infine, nel nostro paese sono presenti numerosi sistemi che incentivano le aziende che abbracciano l’adozione di piani di promozione dell’efficienza energetica: il conto termico, un incentivo sugli interventi di efficientamento, le detrazioni fiscali applicabili agli interventi di riqualificazione e i certificati bianchi, chiamati anche Titoli di Efficienza Energetica (TEE), che rappresentano senza alcun dubbio il meccanismo incentivante più importante per le industrie e vengono riconosciuti per ogni TEP ottenuto a seguito di un intervento di efficientamento.

Ecco perché l’adozione di un piano di energy saving sta configurandosi come un passaggio obbligato per le aziende che vogliono essere industrialmente competitive, che si fondi su sostenibilità, energetica e ambientale, ed efficienza.

La decarbonizzazione energetica per le aziende

Con il termine decarbonizzazione energetica si intende quel processo attivo di conversione del sistema economico verso una riduzione sempre maggiore dell’anidride carbonica (CO₂), rilasciata in atmosfera, fino alla sua completa eliminazione dai processi industriali. Il raggiungimento della carbon neutrality è tra gli obiettivi dall’Accordo di Parigi, che pone come limite il 2050 per l’azzeramento delle emissioni di gas serra nell’atmosfera e il blocco del cambiamento climatico.

Questo significa che per le aziende diventa necessario adeguarsi ad un processo di transizione energetica che consenta la decarbonizzazione così come delineata dagli accordi internazionali. Poiché il settore dell’energia è tra i maggiori responsabili delle emissioni di CO2, seguito dal comparto agricolo, dal sistema dei processi industriali e solo in ultima posizione dal settore che riguarda il trattamento dei rifiuti, è chiaro che le aziende dovranno investire pesantemente nell’adozione di fonti energetiche a basse o a zero emissioni di anidride carbonica come le fonti rinnovabili.

QUALI SONO I VANTAGGI DELLA DECARBONIZZAZIONE ENERGETICA

Il primo vantaggio della decarbonizzazione è il contributo al traguardo della Carbon neutrality e l’allineamento alle richieste di azzeramento delle emissioni varate dall’Unione Europea. In secondo luogo ci sono i vantaggi per il Paese e per le aziende, che riguardano gli aspetti economici, come il taglio dei costi dell’energia, gli aspetti  occupazionali e quelli inerenti la questione politica, divenuta spinosa e centrale negli ultimi mesi, gli aspetti dell’indipendenza energetica delle nazioni.

Inoltre la transizione energetica potrebbe trarre finanziamento dai risparmi ottenuti dalla più limitata importazione di combustibili fossili, liberando risorse nella ricerca di tecnologie sempre più pulite.

QUALI TECNOLOGIE ADOTTANO LE IMPRESE PER LA DECARBONIZZAZIONE ENERGETICA?

Per raggiungere l’obiettivo ambizioso della decarbonizzazione le aziende hanno la possibilità di imboccare diverse strade, dall’adozione del gas naturale rispetto al carbone oppure dalla scelta di un sistema di transizione che limiti l’utilizzo dei combustibili fossili come fonte di produzione di energia in favore delle  fonti rinnovabili. Tuttavia, il passaggio deve comprendere una fase intermedia, che gradualmente elimini le energie fossili e adotti fonti più sostenibili, che per loro natura sono più intermittenti e meno programmabili.

Si dovranno individuare quindi sistemi che possano  garantire  la stabilità e la funzionalità delle reti, senza penalizzare le performance e la competitività delle imprese. Tra le tecnologie da applicare in fase transitoria ci sono quelle della CCS (Carbon Capture and Storage) e della CCUS (Carbon Capture, Utilization and Storage), che permettono di ridurre le emissioni con la cattura dell’anidride carbonica attraverso l’utilizzo dell’idrogeno come vettore. I tipi di cattura sono in sostanza tre: cattura pre-combustione; cattura post-combustione  e ossicombustione. Queste tecnologie impediscono l’emissione di CO2 nell’atmosfera ma sono senza dubbio molto più complesse e costose.

A CHE PUNTO SIAMO IN ITALIA CON LA TRANSIZIONE ENERGETICA?

Tra il 2010 e il 2014 l’Italia ha aumentato il ricorso alle fonti rinnovabili per sostenere la sua richiesta di produzione energetica. Nello stesso periodo di sono registrati molti investimenti nell’efficienza energetica con sistemi di co e trigenerazione. Questo ha permesso nel 2018 (dati Ispra) di arrivare ad essere in linea con la media europea di emissioni nazionali per unità di consumo interno lordo di energia. Tuttavia negli ultimi anni il nostro Paese sta vivendo una fase di stallo che sta rallentando il processo di transizione energetica. 

Raggiungere la neutralità climatica è un dovere che tutti gli Stati devono avere come priorità nelle agende per evitare  danni irreversibili a livello economico, ambientale e per la salute. Su questo fronte anche il nostro Paese è impegnato nel percorso della transizione energetica attraverso gli obiettivi definiti dal Pniec, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030, una vera road map che si prefigge di allineare il nostro paese alle direttive europee in tema di ambiente ed energia.

Turbine Capstone a GPL: la soluzione migliore per abbattere i costi energetici

Quella tra Capstone Green Energy e IBT Group si conferma ancora una volta come una partnership vincente nel settore dell’efficientamento energetico in Italia. Un ulteriore step in tali termini sono le turbine Capstone nella versione a GPL.

I VANTAGGI DEL COMBUSTIBILE A GPL

  • Il GPL, non essendo legato al mercato del gas naturale, non è stato soggetto alle stesse dinamiche dei prezzi; infatti, mentre il gas naturale è aumentato del 1000% con punte al 1500%, il GPL è aumentato “solo” del 30-40%, configurandosi come la soluzione migliore per ottenere ottimi risparmi economici utilizzando le turbine Capstone Green Energy in co-trigenerazione;
  • L’utilizzo delle stesse applicazioni GPL con motori alternativi a pistoni non sono possibili, prova ne è che gli stessi costruttori di tali motori stanno informando i clienti che questa tecnologia tradizionale, non ammette l’utilizzo del GPL;
  • È possibile la conversione di turbine già esistenti e funzionanti con il gas naturale all’utilizzo del GPL.

IBT Group sta già sviluppando determinati progetti con il GPL come alternativa di primo piano, avendo l’obbiettivo di restituire redditività agli impianti esistenti che altrimenti dovrebbero essere limitati o addirittura spenti, poiché antieconomici nel loro attuale funzionamento a gas naturale.

IL SODALIZIO TRA IBT GROUP E CAPSTONE GREEN ENERGY

Capstone Green Energy, società californiana fondata nel 1988 e leader mondiale nella produzione di sistemi energetici cogenerativi con microturbine a gas, di cui IBT Group è distributore esclusivo per il mercato italiano, conta più di 100 brevetti registrati e 9.000 installazioni in oltre 80 paesi, di cui oltre 250 installate da IBT Group stesso. Tra i numerosi vantaggi della tecnologia oil-free di Capstone Green Eenergy, di origine aeronautica, rientrano anche la modulazione del carico elettrico dallo 0 al 100%, la ridotta emissione di inquinanti in atmosfera (NOx < 18mg/Nmc e CO < 50 mg/Nmc, le più basse oggi disponibili), le basse vibrazioni ed emissioni sonore ed i bassi costi di manutenzione, con la garanzia di 8.600 ore di lavoro annuali continuative.

Aiuti alle industrie che investono in efficientamento: per le PMI saranno più alti

È con un comunicato stampa del 25 agosto scorso che il Ministro Giorgetti ha annunciato la firma di nuovi decreti, tra cui anche quello per rafforzare i contratti di sviluppo, applicando le disposizioni del temporary framework adottato dalla Commissione europea presente nella sezione 2.6 del Quadro temporaneo degli aiuti di Stato a seguito della crisi ucraina. Questo decreto prevede il regime agevolato per gli investimenti e i progetti industriali che permettano di ottenere una riduzione di emissioni di gas serra e di energia, all’interno di una cornice di decarbonizzazione e implementazione dei processi di efficientamento energetico, anche alla luce dei tagli ai consumi resi necessari dal conflitto ucraino.

Sono soddisfatto per l’ulteriore risultato ottenuto in favore delle aziende danneggiate dagli effetti della guerra che ora potranno contare su altre misure che agevolano programmi e innovazioni per la tutela ambientale“, ha sottolineato Giorgetti. “Unendo le forze e utilizzando in maniera diversa gli strumenti a disposizione siamo in grado di sostenere meglio la nostra industria in un periodo particolarmente difficile, stretta tra gli effetti negativi del conflitto in Ucraina e il caro energia”.

Il Mise prevede quindi una agevolazione per gli investimenti e i progetti che riusciranno a portare ad una riduzione di almeno il 40% delle emissioni inquinanti di CO2 prodotta da imprese che utilizzano energia ottenuta da combustibili fossili, attraverso processi di elettrificazione dei sistemi produttivi o con l’introduzione di fonti alternative come l’idrogeno rinnovabile ed elettrolitico. L’agevolazione potrà essere applicata anche ottenendo una riduzione di almeno il 20% del consumo di energia in relazione alle attività sovvenzionate.

Il provvedimento, pronto per la registrazione alla Corte dei Conti, dispone di allocare risorse economiche dal Fondo sviluppo e coesione nella misura di 1,5 miliardi per le domande dei contratti di sviluppo già presentate e 500 milioni di euro per i nuovi progetti, e ha inoltre semplificato alcuni aspetti per accelerare l’iter amministrativo necessario per ottenere la concessione delle sovvenzioni, anche per tutti quei contratti che non si fondano sul regime temporaneo UE.

Gli incentivi, validi fino al 30 giugno 2023 e non cumulabili con altri tipi di aiuti, possono arrivare a coprire fino al 40% dei costi ammessi, ma per le medie imprese la percentuale sale al 50% e arriva al 60% per le piccole imprese. Qualora gli investimenti dell’azienda portino a ridurre le emissioni di almeno il 55% e a tagliare il consumo di energia di almeno il 25%, l’aiuto statale aumenta di un altro 15%.

Le condizioni per poter accedere a queste agevolazioni riguardano, oltre alle percentuali di riduzione di CO2 e dei consumi energetici, anche le tempistiche di realizzazione dei sistemi di efficientamento. Tutti gli impianti di produzione che verranno finanziati, infatti, dovranno essere in funzione entro 24 mesi dalla concessione oppure, nel caso di impiego di idrogeno rinnovabile ed elettrolitico, entro 30 mesi dal finanziamento. Qualora ci sia un ritardo nella messa in funzione, l’azienda subirà un taglio dell’incentivo per ogni mese di dilazione.

Un caso particolare riguarda poi le imprese che rientrano nel sistema ETS di scambio di quote di emissioni di gas serra. Per queste aziende la riduzione delle emissioni deve essere inferiore al tetto che il sistema ha fissato per l’ottenimento gratuito delle quote.

Tutti questi provvedimenti rappresentano un importante strumento di politica industriale che permette alle aziende e soprattutto alle PMI di far fronte alla crisi legata al conflitto e di procedere nel percorso di decarbonizzazione e transizione energetica secondo le linee e i dettami indicati dall’Unione Europea.

Al via la nuova classificazione di gas e nucleare come energia green. Il parlamento di Strasburgo li include tra gli investimenti verdi

Il Parlamento europeo ha confermato qualche settimana fa la tassonomia degli investimenti sostenibili secondo la proposta dalla Commissione Europea. Con l’atto delegato complementare, in base al quale il gas e il nucleare vengono inseriti nella classificazione degli investimenti verdi al pari di eolico e solare, l’UE ha dichiarato, attraverso le parole della commissaria ai Servizi finanziari Mairead McGuinness, che “si vuole garantire che gli investimenti privati nel gas e nel nucleare, necessari per la nostra transizione energetica, soddisfino criteri rigorosi. Gli investimenti nelle energie rinnovabili sono già prioritari nella nostra tassonomia: questo è il nostro futuro. La nostra proposta garantisce trasparenza in modo che gli investitori sappiano in cosa stanno investendo”. La proposta non mira, tuttavia, solo a includere queste fonti nella lista delle energie sostenibili, ma tenta anche di delineare le nuove linee guida future e i criteri e le condizioni necessari per l’attuazione del processo di transizione energetica.

Nonostante la conferma del fatto che l’inclusione di alcune attività legate al gas naturale e al nucleare rimarrà limitata nel tempo e dipenderà da specifiche condizioni, la decisione dell’Europarlamento ha sollevato numerose critiche, che riguardano soprattutto l’effettiva sostenibilità del gas fossile e del nucleare. Queste risorse energetiche da sempre vivono il pregiudizio di una mancata chiarezza, che non tiene conto degli enormi progressi tecnologici che continuano ad essere fatti, soprattutto in tema di smaltimento delle scorie prodotte dal processo di fissione e conseguente stoccaggio in depositi isolati e messi in sicurezza.

Tuttavia, in uno scenario di crisi degli approvvigionamenti energetici come quello che stiamo vivendo, il gas fossile e l’energia nucleare, che rappresentano due tra le principali fonti di energia primaria perché non prevedono alcuna trasformazione energetica essendo già presenti in natura allo stato puro, devono essere presi in considerazione come alternative valide, anche in virtù dei vantaggi che garantiscono.

Il gas fossile è la seconda fonte energetica maggiormente impiegata dopo il petrolio. Facilmente impiegabile e trasformabile in fonti di energia secondaria, presenta un semplice processo di immagazzinamento: l’energia fornita è dunque molto più economica di quella derivante da altre fonti, oltre ad essere significativamente più flessibile. I nuovi processi tecnologici stanno agendo sull’efficientamento delle reti e sulla sostenibilità; grazie poi all’implementazione dei processi della filiera del biometano, si sta assistendo ad una virtuosa circolarità e ottimizzazione nell’impiego delle risorse.

Per quanto riguarda invece l’impiego del nucleare, la questione dei vantaggi e svantaggi risulta, soprattutto nell’opinione pubblica, maggiormente difficile da inserire in un quadro di Green New Deal strategico, che si configuri come patto tra i cittadini e le imprese al fine di migliorare il rapporto tra sicurezza energetica, tutela ambientale e accessibilità all’energia. L’impiego del nucleare, se da un lato permette di produrre ingenti quantità di energia a basso costo – si stima che una centrale possa soddisfare il fabbisogno di una o più città di medie dimensioni -, dall’altro assicura una sensibile diminuzione delle emissioni di CO2, riducendo l’impatto ambientale in maniera considerevole. Inoltre, sebbene l’avviamento sia capital intensive, il fatto che la vita di un impianto sia molto lunga e con bassi costi di gestione, è possibile ammortizzare gli investimenti iniziali. C’è poi un fattore di ordine geopolitico che non va trascurato: le centrali nucleari diventano fonti sicure e continue di energia elettrica, garantendo ai diversi stati che le ospitano una indipendenza energetica rispetto alle forniture provenienti dall’estero.

IBT Group è presente ad Ecomondo 2022

Ci vediamo ad Ecomondo dall’8 all’11 novembre nel quartiere fieristico di Rimini, l’evento di riferimento in Europa per la transizione ecologica e l’economia circolare e rigenerativa.
Esporremo alcune delle nostre principali soluzioni con le Turbine di Capstone Green Energy, di cui IBT è partner esclusivo per l’Italia, che guardano all’economia circolare e all’efficientamento energetico.
A chi ci visiterà Pad. D4 – Stand nr. 40 illustreremo alcune delle nostre principali soluzioni con le seguenti applicazioni tecnologiche:

  • Nelle “fabbriche verdi” (cit. PNNR) per le turbine Capstone utilizziamo il combustibile biogas, ottenuto dalla depurazione delle acque reflue, e produciamo l’energia elettrica necessaria all’impianto di depurazione nonché l’energia termica, raccolta dai fumi esausti delle turbine, per essiccare i fanghi residui del processo.
  • Nell’utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico per l’alimentazione degli impianti a Turbina Capstone.
  • Nelle varie applicazioni trigenerative con la Turbine Capstone e gli Assorbitori a bromuro di litio Century.

Scopri di più sulla manifestazione: https://www.ecomondo.com/

IBT e Capstone per efficientare la depurazione delle acque

La depurazione delle acque provenienti dagli scarichi civili ed industriali è un processo costituito da numerose fasi che necessitano di un elevato apporto energetico per essere completate.
In una di queste fasi del processo di depurazione avviene la produzione di biogas, denominato appunto da depurazione, che a sua volta può alimentare un sistema cogenerativo con Turbine Capstone. Producendo contemporaneamente energia elettrica e termica, il sistema cogenerativo consente di ottenere un efficientamento energetico e quindi un saving economico importante, e ne consegue anche la riduzione di emissioni di anidride carbonica in atmosfera.
IBT è partner di Capstone Green Energy Corporation da oltre 20 anni per il mercato italiano. Ha una flotta di oltre 260 unità installate per applicazioni di cogenerazione e trigenerazione. Per scoprire come le microturbine possono ottimizzare energeticamente gli impianti di depurazione, riducendo le emissioni di CO2 in atmosfera, puoi ottenere gratuitamente la tua copia dell’e-book “L’efficienza della depurazione delle acque reflue nelle nostre città”:

https://www.ibtgroup.at/ebook-sistemi-di-cogenerazione-ibt-per-depuratori/

Come le Smart Grid possono influire sull’efficienza energetica

Trattandosi di reti definite intelligenti perché utilizzano sistemi più flessibili delle reti tradizionali nel gestire i picchi di produzione energetica, i cali di produzione e le informazioni, le Smart Grid permettono una maggiore stabilità del sistema elettrico e una massimizzazione dell’energia prodotta. Questo approccio si rivela più efficiente in termini di costi economici e di impatto ambientale, perché permette un controllo e una gestione più puntuale e affidabile delle reti elettriche. Ma in che modo esattamente?

CHE SIGNIFICA SMART GRID

Quando parliamo di Smart Grid intendiamo un insieme innovativo e altamente competitivo di reti di distribuzione dell’energia elettrica unite fra loro da sensori intelligenti che permettono la regolazione dei flussi di energia.

Il concetto è nato e si è diffuso in Europa a partire dal 2006 ad opera della Piattaforma tecnologica europea per le Smart Grid, la European Technology Platform for the Electricity Networks of the Future e indica una rete di produzione e distribuzione energetica che integra in modo economico e affidabile le prestazioni dei produttori e le richieste dei consumatori.

Riferendosi a questo sistema si parla di reti intelligenti perché le cosiddette smart electric grid intervengono sui sistemi di produzione e distribuzione dell’energia elettrica, e in particolar modo in quella prodotta da fonti rinnovabili, che si ricostituiscono cioè ciclicamente e che producono energia pulita con un minor impatto ambientale, come ad esempio il sistema eolico, il fotovoltaico, il geotermico o i sistemi di cogenerazione a turbine.

LA SMART GRID E L’EFFICIENZA ENERGETICA

Il tema dell’efficienza energetica è strettamente correlato alla questione del contenimento degli sprechi e dell’utilizzo delle risorse di energia primaria del pianeta. Un sistema efficiente permette di avere delle alte prestazioni con un abbattimento della quantità di risorse energetiche impiegate.

Con l’aumento del ricorso alle fonti rinnovabili, che non sono per loro natura programmabili e la cui produzione energetica non è controllabile ma spesso discontinua perché correlata alle condizioni metereologiche, risulta decisamente fondamentale disporre di reti di nuova generazione come le smart grid. La necessità di utilizzare cogeneratori a forte modulazione, che producono energia in base alla quantità di energia primaria disponibile. In grado produrre anche in stand alone, staccandosi automaticamente dal parallelo con la rete nazionale, continuando a produrre energia.

Attraverso l’impiego della tecnologia digitale, queste reti intelligenti possono permettere un controllo puntuale e a distanza dei punti di immissione e prelievo dell’energia a disposizione, evitando interruzioni o malfunzionamenti.

Inoltre, la smart grid si basa su un modello di rete decentralizzata, che si colloca su sistemi di generazione distribuita che producono energia derivante da fonti rinnovabili, ma non solo. Di solito questa produzione si sviluppa attraverso unità più ridotte ma anche più diffuse, che forniscono per questa ragione una distribuzione più capillare, periferica e veloce, a differenza del modello tradizionale, basato su una produzione centralizzata che veicola la produzione di energia dalle grandi centrali alle reti di trasmissione senza possibilità di regolazione e razionalizzazione.

PERCHÈ È NECESSARIO INVESTIRE NELLE SMART GRID

L’investimento nelle Smart Grid si rende necessario per poter attuare un maggiore monitoraggio della distribuzione di energia elettrica e organizzare un immagazzinamento delle scorte prodotte e una loro razionale redistribuzione. Questo permette di stoccare la produzione in surplus nei mesi estivi ad esempio, e di bilanciare i deficit nei periodi di minore produzione. Ma permette soprattutto di ottimizzare la produzione più discontinua e non programmabile di energia, da fonte rinnovabile e non.

Per riuscire a fare questo, le Smart Grid possono comunicare tra loro in ogni segmento della rete, riuscendo a gestire la decentralizzazione della produzione energetica e l’elaborazione dei dati forniti. Questo significa che in ogni punto della rete è possibile stoccare e ottimizzare la produzione e trasmissione dell’energia elettrica, portando non solo ad una riduzione dei costi e consumi attraverso la massimizzazione delle prestazioni, ma anche una riduzione delle emissioni di gas serra, obiettivo primario di efficienza energetica e decarbonizzazione dell’economia.